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È stato insignito del Premio Nobel nel 1975 grazie alla ricerca sulla capacità dei virus di modificare il codice genetico cellulare, ha presentato il Festival di Sanremo 1999 e si è divertito. E tra una canzone e l'altra ha parlato della scienza e di quanto sia importante per il futuro di una Nazione.
Renato Dulbecco è nato a Catanzaro, da madre calabrese e padre ligure. Si trasferì in giovane età a Cuneo e poi a Torino, con la famiglia, perché il padre fu chiamato alle armi nelle due città piemontesi.
Alla fine della Prima Guerra Mondiale si trasferì ancora ad Imperia, dove stette per molti anni. Fu durante gli anni del "De Amicis" che si appassionò ai fenomeni meteorologici e alla fisica costruendo perfino un sismografo elettronico.
Nel 1930 terminò il Liceo ed iniziò a frequentare l'Università di Torino.
Benchè appassionato di fisica e matematica per le quali aveva un considerevole talento, decise di studiare medicina incoraggiato anche dal fatto che aveva uno zio abile chirurgo. A Torino conseguì un notevole successo negli studi, ma si rese conto di essere attratto più dalla biologia che dalla medicina.
Iniziò a lavorare con Giuseppe Levi, professore di anatomia, e con lui apprese l'istologia e i rudimenti della cultura delle cellule. Nel laboratorio di Levi fece due incontri che avrebbero influenzarono notevolmente il suo futuro: erano Salvador Luria e Rita Levi-Montalcini.
Durante il corso di studi a Torino Dulbecco era ritenuto uno studente modello benchè fosse due anni più giovane di tutti gli altri studenti.
Laureatosi nel 1936 fu chiamato come ufficiale medico a prestare il servizio militare. Nel 1938 fu congedato e ritornò agli studi di patologia. Un anno dopo fu ancora richiamato alle armi allo scoppio della seconda guerra mondiale. Fu mandato dapprima sul fronte francese e un anno dopo su quello russo. Nel corso dell'offensiva russa del 1942 sul Don fu ricoverato in ospedale e dopo molti mesi fu mandato a casa.
Dopo la caduta del fascismo si nascose in un piccolo paese del Piemonte e da lì si unì alla resistenza nella lotta contro i tedeschi. Nel contempo riprese a frequentare l'Istituto di anatomia dell'Università di Torino, dove tramite il suo collega Giacomo Mottura, più anziano di lui, entrò nel Comitato di Liberazione nazionale torinese.
Nel dopoguerra fu subito eletto consigliere comunale di Torino, ma la politica "non faceva per lui" e dopo pochi mesi lasciò per tornare ai laboratori di ricerca.
Tornò all'Istituto Levi e lavorò ancora con Rita Levi-Montalcini, che lo incoraggiò a partire per gli Usa e a intraprendere gli studi di biologia.
Il suo sogno era quello di lavorare nella genetica, usando le radiazioni. Il sognò diventò realtà quando Luria, che era negli Usa dall'inizio della guerra e lavorava in questo campo tornò a Torino nell'estate del 1946. Luria gli offrì un piccolo stipendio per lavorare nel suo gruppo. E altrettanto lo incoraggiò Rita Levi-Montalcini, che stava partendo per un altro laboratorio statunitense.
Così nell'autunno del 1947 entrambi si imbarcarono per gli Usa.
Iniziò a lavorare con Luria a Bloomington, nell'Indiana, ai due presto si aggiunse Jim Watson. Usando le sue conoscenze matematiche in due anni compì un buon lavoro coronato da notevoli scoperte nel campo della "fotoriattivazione". Questi risultati attirarono l'attenzione di Max Delbrück, che gli offrì un lavoro nel suo gruppo a Caltech. Si trasferì al Caltech nell'estate 1949 e nel corso del viaggio di trasferimento si innamorò degli Stati Uniti e promise a se stesso che avrebbe vissuto il resto della sua vita in questa nazione. Una promessa che avrebbe rotto soltanto 23 anni più tardi.
Al Caltech comunque continuò a lavorare con i phages per alcuni anni. Un giorno Delbrück gli disse che un uomo molto ricco aveva fatto una donazione all'istituto per finanziare ricerche nel campo dei virus animali e gli chiese se era interessato alla cosa. Dulbecco accettò forte della sua esperienza nel laboratorio di Levi. Dopo aver visitato molti laboratori che operavano in quel settore iniziò la ricerca e in meno di un anno ottenne dei risultati con questa tecnica che aprirono molte strade nello studio della virologia animale. Usò la tecnica per studiare le proprietà dei "polivirus" e questi successi lo portarono all'attenzione prima dei suoi colleghi e poi di tutti gli insegnanti del Caltech.
Superati i cinquantanni ebbe come studente Howard Temin, il quale, insieme ad Harry Rubin, lavorò sul Rous Sarcoma Virus. Il loro lavoro sollecitò l'interesse di Dulbecco per il campo dei virus tumorali. Cominciò così a lavorare sui virus oncogeni, polyoma virus, nel 1958, e fino ad oggi sta proseguendo questa ricerca.
Questo lavoro ha portato alla scoperta di molti aspetti dell'interazione tra questo virus e l'SV40.
Nel 1962 Dulbecco passò al Salk Institute e dieci anni dopo al Imperial Cancer Research Fund Laboratories di Londra. Una delle ragioni che lo spingevano era l'opportunità di lavorare nella ricerca sul cancro. Il lavoro di Dulbecco, per sua stessa ammissione, in tutta la sua vita è stato molto influenzato da quello di scienziati come Giuseppe Levi, Rita Levi Montalcini, Salvador Luria, Herman Muller, Max Delbrück e Marguerite Vogt. E forse ancora di più - è sempre lui ad affermarlo - dal rapporto quotidiano con i suoi giovani allievi e collaboratori. Inoltre, dal 1962 in avanti l'aiutante più prezioso di Dulbecco è stata la sua seconda moglie, Maureen, che in molte occasioni lo ha assistito nei suoi esperimenti incoraggiandolo costantemente.
Renato Dulbecco ha ottenuto riconoscimenti in tutto il mondo da quando, nel 1936, ottenne il Premio Sperino dall'Accademia della Medicina di Torino e il Premio Vitalevi all'Università di Torino.
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