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Natuzza Evolo , una popolana analfabeta del luogo, diceva di aver ricevuto le stimmate fin dall'età di 10 anni, di avere il dono dell'ubiquità e di parlare coi morti. Natuzza era anche conosciuta per la sua capacità di parlare con gli Angeli, con i Santi e con le anime dei defunti e per le stigmate che si arrossavano sulle sue mani nel periodo di Quaresima. Aveva 85 anni ed era malata da tempo. La mistica è morta nel giorno della commemorazione dei Santi il primo novembre 2009, nella casa anziani della fondazione Cuore immacolato di Maria, da lei stessa voluta e costruita con i soldi delle offerte dei fedeli.
E' nata il 23 agosto 1924 a Paravati, frazione di Mileto, un paesino di tremila abitanti nella nuova provincia calabrese di Vibo Valentia. Il papa, Fortunato, non l'ha mai conosciuto, perché alcuni mesi prima della sua nascita era partito con una valigia di cartone per l'Argentina e non è più ritornato. Sua madre, Maria Angela Valente, ha dovuto arrangiarsi per racimolare un pezzo di pane, quando non era la piccola Natuzza (diminutivo di Fortunata) ad andare a mendicarlo al forno del paese.
Cresce in queste condizioni, senza mai andare a scuola, quasi facendo da mamma agli altri figli che la signora Angela ha avuto, frequentando però il catechismo con assiduità, ma senza particolare fervore. A otto anni riceve la "visita" di san Francesco di Paola - grande santo calabrese (1416-1507) - e le sembra una cosa del tutto normale. Quando riceve la prima Comunione, invece, si accorge che la sua bocca si riempie di sangue. Lei lo inghiotte, pensa di "aver mangiato" Gesù e di aver fatto peccato, ma ha paura di dirlo al sacerdote e torna a casa contrita.
Erano i primi segni di un'anima privilegiata, che si moltiplicheranno qualche anno più tardi quando, verso la fine del 1938, Natuzza va a servizio nella casa dell'avvocato Silvio Colloca a Mileto. È una ragazza svelta nei mestieri di casa, molto obbediente e schiva, che presto si conquista la fiducia dei Colloca, i quali le affidano anche le chiavi della cassetta dei soldi.
Ma un pomeriggio, quando la signora Alba Colloca offre il caffè ad alcuni ospiti, Natuzza le chiede come mai non lo avesse dato anche al sacerdote. «Scusa, quale sacerdote?» «Quello seduto con gli altri due signori» le risponde Natuzza. La signora torna in salotto, riferisce l'episodio e uno dei due ospiti racconta che suo fratello, morto da anni, era prete. Natuzza comincia a descriverlo alla perfezione. Era lui.
Nei giorni e nei mesi seguenti, Natuzza vede altri defunti, e spesso si tratta di parenti dei Colloca o di loro amici. Nel giugno del 1939 comincia ad avere perdite di coscienza e svenimenti (poi rivelatisi stati di estasi), e una volta ritornata in sé racconta di aver visto e parlato con Gesù e la Madonna, la quale le ha detto di fare la Comunione per i primi nove venerdì di nove mesi.
Un altro giorno la sentono bisbigliare: «Attenti a non far cadere quei bicchieri, sennò la signora mi sgrida!». Natuzza dice che stava parlando con alcuni angeli che erano venuti a trovarla. E quando, all'età di quindici anni, torna a casa Colloca dopo aver ricevuto la Cresima, si accorge che la maglietta è bagnata. La toglie e scopre che si è formata una grande croce di sangue.
Non sarà che quella dei Colloca è diventata la casa degli spiriti? La famiglia è un po' preoccupata, perché già in paese si mormora di queste visioni della sua domestica e la sola ombra di un sospetto, in una Calabria contadina e arretrata, potrebbe avere conseguenze nefaste per lo studio legale. Natuzza viene così portata in chiesa per alcune benedizioni esorcistiche di padre Antonio Albanese.
La sera, durante la cena, i coniugi Colloca discutono sottovoce di cosa fare di quella ragazza tanto buona ma tanto strana e adombrano l'idea di rispedirla a casa sua, a Paravati. Ma quando la signora entra nella cameretta di Natuzza per iniziare quel ragionamento, la trova in un mare di lacrime. Fra un singhiozzo e l'altro dice alla padrona: «E venuta una signora che mi ha detto che è sua madre e che voi volete cacciarmi di casa!». La signora Alba la rassicura, mentendo. Ma il giorno dopo Natuzza le chiede: «Perché vostra mamma parla con la voce abracatizza?». La signora quasi sviene: sua madre era infatti morta alcuni anni prima di un tumore alla gola e quindi parlava con la voce roca, abracatizza in dialetto calabrese. E quando le mostra una foto della mamma scomparsa, Natuzza non ha dubbi: «Sì, è proprio quella che è venuta a trovarmi ieri sera».
Nel 1941 Natuzza lascia i Colloca e va ad abitare nella casa della nonna materna. Pensa di farsi suora, ma viene presto dissuasa: è troppo povera e poi quei suoi fenomeni avrebbero turbato la vita di qualsiasi convento. E allora decide di sposarsi. Il 14 agosto 1943, si unisce in chiesa a Pasquale Nicolace, un giovane falegname che era però arruolato nell'esercito.
Il matrimonio avviene quindi per procura e dopo un "contratto": lui deve accettare di non avere una moglie come le altre e permettere a Natuzza di dividere il suo tempo tra la famiglia e il prossimo. Pasquale accetta, e dal felicissimo matrimonio nascono Salvatore (1945), Antonio (1947), Anna Maria (1950), Angela (1954) e Francesco (1956). Adesso hanno anche undici nipotini. Natuzza in bilocazione
È ancora l'angelo custode che accompagna Natuzza in quella che i suoi figli chiamano "i viaggi della mamma" e che lei invece paragona a un film visto in televisione, perché si ritrova come catapultata nella scena, cosciente che il suo corpo fisico è a Paravati, ma anche che spiritualmente si trova in un altro ambiente, anche lontano parecchi chilometri.
Le apparizioni di Gesù e della Madonna, la visione continua del suo angelo custode, i colloqui con le anime dei defunti e le bilocazioni di Natuzza sono eventi sicuramente prodigiosi, che però appartengono alla sua soggettività. È possibile dubitarne, anche se è veramente difficile non credere di fronte alla dolcezza infinita e all'assoluta umiltà di questa donna.
Ma questa grande personalità mistica presenta anche fenomeni che migliaia di persone hanno potuto verificare con i propri occhi e che sono più concreti e tangibili delle sue visioni private. Il più straordinario, e forse unico al mondo, è l'emografia, la scrittura con il sangue da lei trasudato, che compone, su oggetti vari, frasi compiute di carattere religioso o disegni di simboli liturgici.
Questo fenomeno strabiliante è iniziato il giorno della Cresima di Natuzza e ancora oggi è presente in forme molto ridotte. Le analisi scientifiche eseguite all'istituto di Medicina legale dell'università di Messina, confrontando un campione di sangue prelevato a Natuzza e alcune emografie, hanno stabilito che è proprio suo il sangue che ha prodotto le scritte o i disegni.
È del tutto evidente che nessuno è in grado di "comandare" al proprio corpo di essudare sangue, e ancor meno di ordinargli di comporre disegni o scritte. E non bisogna dimenticare che Natuzza non sa leggere e scrivere in italiano, mentre con il suo sangue si sono composte frasi in latino e in greco, in francese e in inglese. In alcuni casi, poi, queste emografie si sono formate all'interno di fazzoletti ripiegati in più strati, quindi non a diretto contatto con la sua cute. Quando era più giovane e nel pieno delle forze, per molti curiosi era quasi un gioco bussare divertiti alla sua porta e chiederle il souvenir di un'etnografia. Natuzza accontentava tutti; una volta in casa dell'avvocato Colloca lo ha fatto perfino mentre stava friggendo il pesce, inconsapevole del dono misterioso e straordinario che aveva.
Con tutto quello che ha fatto in questi settantanni, ricevendo e consolando alcuni milioni di persone, Natuzza avrebbe potuto diventare miliardaria. Ma al massimo ha accettato un fiore fresco da mettere sotto la statuetta della Madonna o ha promosso piccole collette per aiutare chi era ammalato e non aveva neppure i soldi per comprarsi un'aspirina. Il suo è un apostolato di carità, ha sempre pensato agli altri più che a se stessa. E adesso che comincia a sentire la fatica dell'età e delle malattie che l'hanno colpita, con quasi due anni di ospedalizzazioni, soffre di non avere più la forza di ricevere oltre cento persone al giorno, come faceva ancora qualche anno fa. Forse l'unica grande gioia che le riempie il cuore è quella di vedere che alcuni suoi grandi sogni si stanno realizzando.
Il 4 dicembre 1986 Natuzza svela un segreto al suo parroco, don Pasquale Barone: la Madonna, molti anni prima, nel lontano 1944, le aveva detto che a Paravati sarebbero sorte opere di contenuto sociale e religioso, dedicate soprattutto agli anziani, ai portatori di handicap e ai giovani. Il parroco informa il vescovo di Mileto, monsignor Domenico Tarcisio Cortese, e comincia un'avventura che ha, anche questa, del miracoloso, nel nome di Natuzza.
Nel maggio del 1987 viene costituita l'associazione Cuore Immacolato di Maria, Rifugio delle Anime. Il 23 maggio 1992 viene inaugurato il primo Centro Anziani alla presenza di migliaia di persone. Il 14 dicembre 1994 viene tagliato il nastro dell'auditorium polifunzionale, con una ricettività di duecento posti, fulcro propulsore di numerose iniziative religiose e sociali. Il 5 luglio 1998 l'associazione si trasforma in fondazione di religione e di culto, ottenendo l'anno successivo il conferimento degli effetti civili con decreto del ministero dell'Interno.
Nel frattempo è iniziata la costruzione del secondo Centro Anziani, in un angolo della vallata di Paravati dove si può scorgere il campanile della basilica di Mileto. E quando, nel maggio del 1998, i cenacoli di preghiera di tante città creati su impulso di Natuzza sono arrivati a Roma, in piazza San Pietro, il Santo Padre ha benedetto il primo mattone della nuova chiesa di Paravati. Avrà tremila posti a sedere, un grande salone per le confessioni e un piazzale che potrà contenere anche diecimila persone. Sarà una Chiesa a forma di cuore, il cuore di Maria Immacolata.
Eppure, in un passato ormai lontano, l'atteggiamento della Chiesa non era favorevole a Natuzza. Anche lei, purtroppo, come Padre Pio e altre personalità mistiche, nel 1940 ha subito la sfortuna di una "diagnosi a distanza" di padre Agostino Gemelli, che, pur non avendola mai incontrata, l'ha bollata ugualmente come isterica. Gemelli consigliava al vescovo Paolo Albera di tenersi lontano, indifferente, sostenendo che in questo modo i suoi fenomeni sarebbero svaniti.
Svanirà invece la prudente diffidenza delle autorità ecclesiastiche, di fronte all'"ottima impressione" ricevuta dalla vita umile, povera e obbediente di Natuzza. Come ha detto, dopo averla conosciuta, un gran fustigatore dei costumi come il gesuita padre Bartolomeo Sorge, ex direttore de «La Civiltà Cattolica», «l'umiltà, se uno ce l'ha, traspare anche se sta zitto. Se uno non ce l'ha, anche se dice ad alta voce "sono umile", si capisce che è un gran superbo. Natuzza è un'anima umile e questo è il segno della presenza di Dio... Il secondo aspetto che mi ha colpito davvero molto è la sua preghiera, lo spirito di adorazione e di amore che questa donna offre al Signore. Quando questi due elementi vanno insieme, si può stare tranquilli che c'è un'opera di Dio sostanziale».
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